NEWS E TREND

| Ago 25, 2025

Il potere delle parole. Linguaggio, diritto e discriminazione

Abstract

Le parole non descrivono soltanto il mondo: lo costruiscono. In Parole che separano (Raffaello Cortina Editore, 2023), Marilisa D’Amico — Professoressa ordinaria di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano e fondatrice di Human Hall — indaga il linguaggio come strumento di potere e discriminazione. Nell’intervista, riflette sul rapporto tra diritto, storia e inclusione, sulla responsabilità delle istituzioni e sul ruolo cruciale dell’intelligenza artificiale nella regolazione dei discorsi pubblici.

di Marilisa D'Amico, Professoressa ordinaria di Diritto Costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano e fondatrice di Human Hall
1. In Parole che separano lei scrive che “il linguaggio non è solo specchio della realtà, ma anche strumento che la costruisce”. Quali rischi e quali possibilità intravede, oggi e domani, nell’uso del linguaggio pubblico e istituzionale, soprattutto in contesti segnati da polarizzazione e disinformazione?

Dare un nome alle cose significa dare loro identità, valore. Vuol dire riconoscerle. Il linguaggio costruisce la realtà e il modo in cui la percepiamo è influenzato dalle parole che utilizziamo ogni giorno. Come ho avuto modo di scrivere nel Volume e, in particolare, nella parte dedicata all’hate speech, il linguaggio può avere tratti performativi, oltre che essere pienamente recettivo rispetto alla realtà in cui è immerso.
Linguaggio e realtà, infatti, sono strettamente correlati tra loro: basti pensare al linguaggio utilizzato durante il regime nazista, così come descritto in quegli anni dal filologo Victor Klemperer nel suo libro “LTI. La lingua del Terzo Reich. Taccuino di un filologo”: alla povertà (se non eliminazione) dei diritti segue un linguaggio (anche istituzionale) povero, rozzo e incapace di dotarsi di sfumature.
Il linguaggio si adatta, dunque, alla realtà, in questo modo “conservandola”: un linguaggio, invece, ricco e inclusivo, è un linguaggio che promuove, dal canto suo, dinamiche relazionali non escludenti: per questa ragione è fondamentale che esso sia promosso e utilizzato nelle sedi istituzionali.

2. Nel saggio lei intreccia filosofia, diritto e letteratura, restituendo la complessità dei dispositivi linguistici attraverso cui si articola il potere. Quanto è importante, oggi, anche nella formazione giuridica e istituzionale, recuperare questa dimensione genealogica e interdiscorsiva?

Comprendere le radici storiche e le interconnessioni tra filosofia, diritto e linguaggio consente di riconoscere e affrontare le forme di potere e discriminazione che si manifestano attraverso il linguaggio. Tale approccio è fondamentale per promuovere una cultura giuridica più consapevole e inclusiva, in grado di riconoscere e contrastare in modo rapido anche le forme discriminatorie linguistiche e istituzionali.
Oggi è molto importante recuperare questa prospettiva perché i diritti che pensavamo acquisiti per sempre sono sotto attacco. Come lo è tutto ciò che immaginavamo di aver “appreso” come società su discriminazione, linguaggio d’odio e memoria storica.
Avevamo lavorato molto – e continueremo a farlo – perché il linguaggio seguisse le trasformazioni, la presa di coscienza collettiva e ci proteggesse da rigurgiti razzisti e anacronistiche idee. Negli ultimi anni abbiamo assistito invece ad un ritorno, man mano sempre più sfacciato, di parole dure e che portano con sé un senso negativo di collettivo.

3. La libertà di espressione può entrare in tensione con il diritto alla non discriminazione, specie quando parole e discorsi alimentano l’odio. Come bilanciare, in modo efficace, questi due principi fondamentali? E cosa accade a questa sfida in un mondo dove i confini tra sfera privata e pubblica, tra diritto e algoritmo, si fanno sempre più incerti?

Come ho avuto modo di scrivere altrove, la Costituzione “non odia”. La Costituzione, quindi, non può tollerare discorsi che siano lesivi di beni costituzionalmente tutelati come la dignità, l’onore e la reputazione. Si tratta, a ben vedere, di una tutela – configurata dalla giurisprudenza della Corte costituzionale – che va oltre il dettato di cui all’art. 21 Cost., che prevede come unico limite alla libertà di manifestazione del pensiero il buon costume.
Quanto, poi, allo strumento penale, sempre stando alla giurisprudenza costituzionale, questo è ammesso quando il legame tra parole e azione è talmente stretto da porre in pericolo beni dotati di garanzie costituzionali. Non è un caso, infatti, che, ad oggi, il nostro codice penale preveda, all’art. 604-bis, la punizione della propaganda e dell’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica, nazionale o religiosa.

4. L’intelligenza artificiale sta assumendo un ruolo crescente nella produzione e regolazione del linguaggio. Quali implicazioni vede, in termini di riproduzione o contrasto ai discorsi d’odio, nella delega alle macchine delle nostre pratiche comunicative? E come ridefinire oggi la responsabilità umana in un ecosistema comunicativo automatizzato?

Oggi assistiamo ad un avanzare dell’IA e di nuovi modelli linguistici automatizzati. Le nuove tecnologie e i sistemi di IA non sono certo da demonizzare, anzi possono anche diventare degli alleati dei diritti umani, ed è proprio su uno sviluppo dell’IA che sia inclusiva e rispettosa dei diritti che stiamo lavorando con il team di Human Hall For AI, mettendo insieme le competenze di giuristi, linguisti e informatici.
È allo stesso tempo innegabile che un progresso dell’IA non ben definito da regolamenti e da processi di verifica può amplificare la diffusione di linguaggi discriminatori e violenti. Questi strumenti, se non adeguatamente progettati, possono perpetuare stereotipi e discriminazioni, contribuendo alla diffusione dell’hate speech.
La viralità dei social network e l’automazione dei contenuti aumentano il rischio di esposizione a discorsi d’odio: questo ci impone di agire affinché l’intervento umano nella progettazione e supervisione di tali tecnologie sia centrale.​ I soggetti competenti, in conclusione, devono assumersi la responsabilità delle scelte progettuali e delle decisioni algoritmiche, garantendo che l’uso dell’IA non violi i diritti fondamentali e promuova un linguaggio inclusivo.
Ciò implica, però, una riflessione etica e giuridica sulla delega delle pratiche comunicative alle macchine e sulla necessità di mantenere il controllo umano per prevenire abusi e discriminazioni.​ Ad esempio, è fondamentale che i programmatori degli algoritmi che intervengono sul linguaggio abbiano un’educazione specifica che sia improntata alla non discrimination by design. Tale considerazione si rende ancora più importante se si considera che gli algoritmi vengono impiegati nella moderazione automatizzata sui social, per individuare e colpire discorsi d’odio.

Ultimi articoli

L’inclusione come competenza

La formazione sulla disabilità in azienda rafforza cultura inclusiva e vantaggio competitivo, valorizzando competenze, processi e ambienti di lavoro accessibili.

Contattaci per avere maggiori informazioni

    al trattamento dei miei Dati Personali per la finalità di Marketing di cui alla sua sezione 3.b.

    al trattamento dei miei Dati Personali per la finalità di Personalizzare i nostri servizi di cui alla sua sezione 3.g.

    al trattamento dei miei Dati Personali per la finalità di Comunicazione a terze parti di cui sua alla sezione 3.b e 3.f.

    Potrebbe interessarti:

    L’inclusione come competenza

    L’inclusione come competenza

    La formazione sulla disabilità in azienda rafforza cultura inclusiva e vantaggio competitivo, valorizzando competenze, processi e ambienti di lavoro accessibili.

    I contenuti di 4cFuture

    COSTRUIAMO INSIEME

    UN FUTURO SOSTENIBILE

    Il mondo che abitiamo richiede scelte coraggiose. Il nostro modo di vivere, di produrre e di relazionarsi sta cambiando profondamente: scegliere oggi la via della sostenibilità significa orientare il domani verso giustizia e progresso condiviso. Con 4cFuture l’obiettivo è guidare attivamente una trasformazione che genera valore autentico, diventando protagonisti del cambiamento verso un futuro più equo.

    Osservatorio Beyond Us

    Per valorizzare l’eccellenza imprenditoriale italiana