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| Nov 10, 2025

Agenda 2030: a che punto è l’Italia?

Energia e clima migliorano, governance in stallo

Abstract

L’attuazione dell’Agenda 2030 procede a ritmo diseguale: solo una parte limitata degli obiettivi sarà centrata entro il decennio. In Italia si registrano progressi su energia, clima, istruzione e parità di genere, ma persistono criticità su acqua, suolo, biodiversità e qualità istituzionale. Cresce invece la consapevolezza dei cittadini, sempre più attenti all’impatto ambientale e sociale delle proprie scelte. I prossimi anni saranno decisivi per trasformare la sostenibilità da principio dichiarato a pilastro stabile delle politiche pubbliche e dello sviluppo economico.

Redazione

A dieci anni dalla firma dell’Agenda 2030, la bussola della sostenibilità globale continua a indicare la direzione giusta, ma il passo del mondo rimane incerto. L’Agenda, adottata nel 2015 dai 193 Paesi membri delle Nazioni Unite, definisce 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile che intrecciano crescita economica, equità sociale e tutela ambientale. Eppure, secondo le stime dell’ONU, meno del 20% dei traguardi potrà essere pienamente raggiunto entro la fine del decennio, mentre per oltre la metà non si registrano progressi concreti.

Il rallentamento è dovuto a una combinazione di crisi che negli ultimi anni hanno rimesso in discussione priorità e risorse: guerre, pandemia, inflazione energetica e aumento delle disuguaglianze. In questo quadro, l’Italia riflette bene le contraddizioni di un percorso che procede a velocità alternata.

Il Rapporto ASviS 2025 evidenzia miglioramenti su energia, clima, istruzione e parità di genere. Le fonti rinnovabili coprono oggi circa il 36% dei consumi elettrici nazionali, e le emissioni di gas serra sono diminuite del 17% rispetto al 1990. Tuttavia sei obiettivi su diciassette mostrano un peggioramento: persistono criticità sulla gestione idrica, con perdite di rete superiori al 40%, sul consumo di suolo, che cresce di circa 2.000 ettari l’anno, e sulla tutela della biodiversità. Anche la qualità delle istituzioni resta un punto debole: la durata dei procedimenti giudiziari, la percezione di corruzione e la scarsa fiducia civica frenano la realizzazione del Goal 16, dedicato a pace, giustizia e istituzioni solide.

Accanto ai dati economici e ambientali emerge però un elemento positivo: la maturazione della consapevolezza collettiva. Secondo le rilevazioni più recenti di Ipsos e Istat, oltre l’80% degli italiani considera la sostenibilità una priorità assoluta e l’86% ritiene necessario agire subito per affrontare il cambiamento climatico. Più della metà dichiara di tenere conto dell’impatto ambientale nelle proprie scelte di consumo e cresce l’attenzione per la dimensione sociale, dall’equità di genere alla qualità del lavoro. È il segnale di un Paese culturalmente pronto, che chiede coerenza e continuità alle politiche pubbliche.

Il contesto europeo non è meno complesso. Dopo i progressi iniziali, l’Unione Europea mostra segni di rallentamento su diversi fronti: povertà, istruzione e salute restano sotto pressione, mentre le tensioni geopolitiche rendono più difficile conciliare obiettivi climatici e competitività industriale. Allo stesso tempo, la crescente integrazione dei criteri ESG nei bilanci pubblici e privati apre nuove opportunità per trasformare l’Agenda 2030 da quadro di riferimento a leva concreta di pianificazione.

Per l’Italia, i prossimi cinque anni rappresentano il tratto decisivo di questo percorso. La sfida non è solo migliorare gli indicatori, ma garantire stabilità decisionale, continuità negli investimenti e valutazione degli impatti generazionali delle scelte politiche. La sostenibilità, in fondo, non è un capitolo separato dell’agenda economica: è la misura con cui un Paese dimostra di saper pensare al proprio futuro con coerenza e responsabilità.

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